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		<title>Speciale pandemia: come funziona il virus, i vaccini, i consigli</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 16:24:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il virus dell&#8217;influenza A, come molti altri virus influenzali, riesce ad attaccare le cellule umane per mezzo di due enzimi che si trovano sul suo rivestimento esterno e che si chiamano emoagglutinina, che agisce per primo, e neuroaminidasi, che agisce dopo che il virus si è replicato.
In primo luogo, il virus entra in contatto con le nostre cellule passando attraverso le &#8220;mucose&#8221; delle vie respiratorie, tramite le goccioline di saliva di persone infette che possono raggiungerci principalmente con starnuti e colpi di tosse. Sia gli starnuti che i colpi di tosse emettono nell&#8217;aria la saliva infetta sotto forma di aerosol, cioè goccioline davvero microscopiche che, al loro interno, nascondono moltissime particelle virali.
Una volta che il virus è arrivato all&#8217;interno del nostro organismo, l&#8217;emoagglutinina virale si mette a &#8220;ponte&#8221; tra le particelle virali e i globuli bianchi, permettendo al &#8220;cuore&#8221; del ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il virus dell&#8217;influenza A, come molti altri virus influenzali, riesce ad attaccare le cellule umane per mezzo di due enzimi che si trovano sul suo rivestimento esterno e che si chiamano emoagglutinina, che agisce per primo, e neuroaminidasi, che agisce dopo che il virus si è replicato.</p>
<p>In primo luogo, il virus entra in contatto con le nostre cellule passando attraverso le &#8220;mucose&#8221; delle vie respiratorie, tramite le goccioline di saliva di persone infette che possono raggiungerci principalmente con starnuti e colpi di tosse. Sia gli starnuti che i colpi di tosse emettono nell&#8217;aria la saliva infetta sotto forma di aerosol, cioè goccioline davvero microscopiche che, al loro interno, nascondono moltissime particelle virali.</p>
<p>Una volta che il virus è arrivato all&#8217;interno del nostro organismo, l&#8217;emoagglutinina virale si mette a &#8220;ponte&#8221; tra le particelle virali e i globuli bianchi, permettendo al &#8220;cuore&#8221; del virus (ovvero l&#8217;acido nucleico che, nel caso dell&#8217;H1N1, è un acido ribonucleico) di passare all&#8217;interno del globulo bianco senza che il resto delle cellule deputate alla nostra difesa possa accorgersene.</p>
<p>Quando l&#8217;acido nucleico del virus, che è la vera parte attiva, è all&#8217;interno della cellula, prende possesso dei sistemi di produzione di proteine e di replicazione della cellula stessa, come un parassita, e inizia a moltiplicarsi.</p>
<p>A questo punto entra in gioco il secondo enzima, la neuraminidasi, che produce un rivestimento attorno al virus che gli permette di uscire dalla cellula ormai sfruttata, così da poter attaccare un&#8217;altra cellula sana e iniziare un nuovo ciclo di replicazione.</p>
<p>Le cellule infettate dal virus espongono sulla loro superficie queste due proteine, una che serve per entrare e una che serve per uscire, come se fossero due bandierine che indicano la presenza del virus. Quando queste proteine sono esposte sulla superficie della cellula vengono denominate &#8220;antigeni virali&#8221;. Quando il nostro sistema immunitario si accorge della presenza di queste &#8220;bandierine&#8221;, le cellule della difesa scattano all&#8217;attacco e distruggono le cellule infettate. Ma nella guerra, muoiono anche tante cellule sane, perchè la prima risposta non è così precisa; per questo ci viene la febbre e ci sentiamo deboli e doloranti. Spesso anche le mucose si infiammano, perchè questa specie di guerra avviene proprio lì, e ci vengono raffreddore e tosse. Perchè questa risposta all&#8217;attacco virale possa invece essere precisa, devono entrare in gioco dei globuli bianchi particolari, i linfociti, che producono gli anticorpi, una sorta di &#8220;arma tattica di alta precisione&#8221; che riconosce e uccide esclusivamente le cellule infettate dal virus. Gli anticorpi, una volta che sono stati prodotti, restano per sempre nel nostro organismo, cosicchè se il virus colonizza nuovamente una cellula possano intervenire immediatamente e arrestare l&#8217;infezione virale prima che questa possa dar luogo a qualche sintomo. Per questo motivo prendiamo le malattie virali solo una volta, e a meno che il nostro organismo non sia compromesso da alcune malattie che distruggono i globuli bianchi, anche se torniamo in contatto con il virus questo non potrà più farci alcun male.</p>
<p>Vi potreste chiedere, allora, perchè ogni anno dobbiamo fare i conti con il virus dell&#8217;influenza, anche se siamo stati contagiati l&#8217;anno precedente. La risposta è semplice. Perchè i virus influenzali &#8220;mutano&#8221;, cioè cambiano i loro antigeni, quelle bandierine di cui parlavamo prima, e gli anticorpi che abbiamo prodotto l&#8217;anno prima non vanno più bene. C&#8217;è bisogno di produrne di nuovi, e questo può avvenire solo un due modi: prendendo l&#8217;influenza o vaccinandosi.</p>
<p><strong>Perchè il virus uccide</strong></p>
<p>Non è il virus di per sè a uccidere, ma le eventuali complicazioni che possono sorgere durante un&#8217;infezione virale che attacca le prime vie respiratorie. Per questo motivo, tutte le influenze possono aprire la strada ad infezioni batteriche e provocare polmoniti e broncopolmoniti che possono essere mortali per persone con particolari problemi respiratori e/o cardiaci.</p>
<p><strong>Perchè questa influenza è diversa dalle altre</strong></p>
<p>Premetto che tutte le influenze stagionali sono denominate influenza A /H1N1. Tutte. La differenza è che in questo caso il virus A è responsabile di una pandemia: in poche parole, è una normale influenza ma molto più contagiosa dell&#8217;influenza stagionale e in anticipo sulla tabella di marcia rispetto all&#8217;influenza stagionale, che solitamente giunge insieme a Babbo Natale. Il termine &#8220;pandemia&#8221; significa che la malattia è diffusa in tutto il mondo e non strettamente legata ad un&#8217;area geografica o a una comunità: in questo caso, infatti, si parlerebbe di &#8220;epidemia&#8221;. Quindi questa influenza A è una pandemia proprio in virtù del fatto che è molto contagiosa e si diffonde in tutto il mondo, ma è la sola caratteristica che la distingue dall&#8217;altra influenza, anch&#8217;essa in arrivo.</p>
<p><strong>Come funziona il vaccino</strong></p>
<p>Il vaccino funziona in maniera molto semplice: inserisce &#8220;artificialmente&#8221; nel nostro organismo gli antigeni virali emoagglutinina e neuramidasi prelevati da un certo numero di ceppi virali (siccome abbiamo detto prima che i virus influenzali mutano, questi antigeni devono essere estratti da molte varietà di virus perchè gli anticorpi che si producono possano funzionare) e scatena la risposta dei nostri globuli bianchi senza che ci sia una vera e propria infezione virale. In parole semplici, si mette a contatto con il nostro organismo solo la parte esterna del virus, dopo aver reso inattivo l&#8217;acido nucleico. La presenza di questi antigeni, le bandierine di cui parlavamo prima, inganna le cellule delle nostre difese immunitarie che si mettono a produrre gli anticorpi, e a volte l&#8217;inganno riesce così bene che ci viene anche la febbre come se avessimo l&#8217;influenza, senza però avercela davvero. Una volta che sono prodotti gli anticorpi, anche se il virus arriva davvero verrà immediatamente ucciso dalle cellule del nostro sistema immunitario, senza che noi possiamo minimamente accorgercene.</p>
<p><strong>Come funzionano gli adiuvanti</strong></p>
<p>Le proteine virali (o antigeni, o bandierine come le ho chiamate io) sono molto costose da produrre, quindi possiamo immaginare le spese che ogni paese dovrebbe sostenere per fronteggiare una pandemia come quella A. Nell&#8217;ottica di trovare una soluzione a questo problema economico, i ricercatori hanno, ormai da molti anni, scoperto che alcune sostanze possono amplificare la produzione di anticorpi da parte del nostro organismo se aggiunte insieme alle proteine virali nel vaccino. Per farvi un esempio comprensibile, userò il paragone della Coca Cola e le pastiglie alla menta. E&#8217; una prova che molti di voi avranno fatto. Se agito una bottiglia di coca cola e poi tolgo il tappo, la schiuma fuoriuscirà dalla bottiglia con una certa intensità, perchè ho provocato la reazione del gas che è disciolto nella famosa bibita e che ci solletica la lingua con le sue bollicine quando la beviamo. Non stiamo a capire come, non ci interessa, però tutti sappiamo che se non vogliamo fare il bagno con la coca è necessario non agitare la bottiglia. Se nella medesima bottiglia di Coca mettiamo una pastiglia di menta, chiudiamo il tappo e agitiamo di nuovo&#8230;la reazione che otteniamo sarà immensamente più violenta rispetto a quella che avevamo ottenuto semplicemente agitando la bottiglia, tanto che la bottiglia potrebbe addirittura esplodere (quindi non fatelo). Questo perchè una sostanza presente nelle pastiglie ha &#8220;adiuvato&#8221;, ovvero amplificato, la reazione del gas all&#8217;agitazione della bottiglia. L&#8217;effetto è ancora più visibile se facciamo l&#8217;esperimento con mezza bottiglia di coca. Se agitiamo mezza bottiglia di coca e poi togliamo il tappo, fuoriuscirà una certa quantità di schiuma. Se agitiamo un quarto di bottiglia di coca con una mentina disciolta dentro e togliamo poi il tappo, facciamo nuovamente il bagno con la schiuma. Con una quantità minore di principio attivo (la coca-cola) abbiamo ottenuto una reazione maggiore a causa dell&#8217;adiuvante (la mentos).<br />
E&#8217; quello che succede nei vaccini con l&#8217;adiuvante. Con una piccola quantità di principio attivo, costosissimo, e una certa dose di adiuvante (molto meno costoso) si ottiene la stessa reazione che si otterrebbe con una grande quantità di principio attivo. Questo permette alle aziende farmaceutiche di abbassare i costi di produzione e di mettere sul mercato una quantità di vaccino sufficiente per coprire il fabbisogno mondiale in caso di pandemia.</p>
<p><strong>I vaccini a confronto</strong></p>
<p>Guardiamo la composizione &#8220;tipo&#8221; di un vaccino, prendendo ad esempio il Fluad, che si usa come vaccino per l&#8217;influenza stagionale. Il Fluad è una sospensione acquosa (cioè contiene delle particelle solide insolubili piccolissime che stanno &#8220;sospese&#8221; nell&#8217;acqua) a base di:</p>
<p>Antigeni di superficie (emagglutinina e neuraminidasi)* del virus dell’influenza, dei ceppi:</p>
<p>A/New Caledonia/20/99 (H1N1) – ceppo equivalente (A/New Caledonia/20/99 IVR-116) 15 microgrammi<br />
A/Wisconsin/67/2005 (H3N2)- ceppo equivalente (A/Hiroshima/52/2005 IVR 142) 15 microgrammi<br />
B/Malaysia/2506/2004 &#8211; ceppo equivalente (B/Malaysia/2506/2004) 15 microgrammi</p>
<p>Adiuvante: MF59C.1 contenente 9,75 mg di squalene<br />
Eccipienti vari e acqua per preparazioni iniettabili (cioè sterile).</p>
<p>Come si legge chiaramente, ci sono 15 microgrammi (1 microgrammo = 1 millesimo di milligrammo) di tre principi attivi diversi, che corrispondono ai tre ceppi virali ai quali presumibilmente appartiene anche l&#8217;influenza di quest&#8217;anno, e una dose molto superiore di squalene, ben 9,75 mg per dose.</p>
<p>I vaccini pandemici approvati sono invece 4: il Pandemrix e il Daronrix della Glaxo-SmithKline, il Focetria della Novartis, e il Celvapan della Baxter.Le schede che seguono si riferiscono alla singola dose da 0,5 ml.</p>
<p>Il Pandemrix (Glaxo) contiene:</p>
<p>Virus influenzale frazionato, inattivato, contenente l’antigene equivalente a:<br />
A/California/7/2009 (H1N1)v ceppo analogo (X-179A) 3,75 microgrammi**</p>
<p>Adiuvante; AS03 composto di squalene 10,69 mg</p>
<p>Il Daronrix (Glaxo) contiene:</p>
<p>Virus intero per il vaccino dell’influenza di ceppo pandemico, inattivato, contenente antigene* equivalente a: A/Vietnam/1194/2004 (H5N1) 15 microgrammi<br />
Adiuvanti: fosfato di alluminio 0,45 milligrammi di Al3+ e alluminio idrossido, idrato 0,05 milligrammi di Al3+<br />
Eccipienti: tiomersale 50 microgrammi (un conservante a base di mercurio)</p>
<p>Il Focetria (Novartis) contiene:<br />
Antigeni di superficie del virus dell&#8217;influenza (emoagglutinina e neuraminidasi)del ceppo:</p>
<p>A/Vietnam/1194/2004 (H5N1) 7,5 microgrammi</p>
<p>Adiuvante:  MF59C.1 contenente squalene 9,75 milligrammi</p>
<p>Il Celvapan (Baxter) contiene:</p>
<p>Virus intero per il vaccino dell&#8217;influenza, inattivato, contenente antigene di ceppo pandemico*:</p>
<p>A/Vietnam/1203/2004 (H5N1) 7,5 microgrammi</p>
<p>Adiuvanti: nessuno</p>
<p><strong>Il problema dello squalene usato come adiuvante</strong></p>
<p>Il problema dello squalene usato come adiuvante è stato sollevato in seguito all&#8217;osservazione di anticorpi anti-squalene nei militari impiegati nella Guerra del Golfo che manifestarono i sintomi della &#8220;Sindrome della Guerra del Golfo&#8221;. I sintomi che i militari mostravano erano gravissimi e vari e comprendevano: sindrome da fatica cronica, perdita di controllo muscolare, cefalee, vertigini e perdita dell&#8217;equilibrio, problemi di memoria, dolore muscolare e alle articolazioni, indigestione, problemi dermatologici, fiato corto e anche resistenza all&#8217;insulina. Le morti per tumore cerebrale, sclerosi laterale amiotrofica e fibromialgia sono attualmente riconosciute dal Defence and Veterans Affairs departments come potenzialmente connesse al servizio durante la guerra. Inoltre si segnalavano casi di disordini gravi del sistema immunitario e malformazioni fetali.<br />
Alcuni ricercatori indicarono che in tutti i veterani che mostravano una sintomatologia severa erano presenti anticorpi anti-squalene. Lo squalene era stato usato come aduvante nel vaccino contro l&#8217;Antrace, che era stato somministrato ai militari impegnati nel Golfo. Coloro che invece non presentavano alcun sintomo riconducibile alla Guerra del Golfo, non avevano nemmeno anticorpi anti-squalene.</p>
<p><strong>L&#8217;ipotesi degli accusatori dello squalene</strong></p>
<p>Sul web circolano documenti terrificanti sulle possibili conseguenze dell&#8217;uso dello squalene come adiuvante nel vaccino pandemico; ricordiamo che, come abbiamo detto precedentemente, questo adiuvante è usato nei vaccini influenzali, e non solo in quello pandemico (nel Fluad infatti c&#8217;è).<br />
L&#8217;ipotesi, in poche parole, è che quando si inietta un vaccino adiuvato con lo squalene, il nostro sistema immunitario non produrrà solo anticorpi contro il ceppo virale inoculato, ma anche contro lo squalene. Lo squalene è un idrocarburo (cioè un composto a base di idrogeno e carbonio) che è implicato nella formazione del colesterolo, uno dei componenti delle membrane cellulari dell&#8217;organismo umano e pertanto essenziale alla vita, e degli ormoni steroidei, trai quali ricordiamo gli ormoni sessuali, necessari alla procreazione, e gli ormoni surrenali, necessari per la formazione degli ormoni sessuali, per quelli della regolazione degli zuccheri nel sangue, e per il funzionamento del sistema nervoso centrale. Quindi, secondo la stessa ipotesi, se il nostro corpo attacca lo squalene e questo viene a mancare, non si potranno più formare naturalmente tutti questi ormoni, con conseguenze facilmente immaginabili.</p>
<p><strong>L&#8217;ipotesi dei medici pro-squalene</strong><br />
Ovviamente l&#8217;altra campana smentisce queste ipotesi allarmistiche, rispondendo che non è stata dimostrata alcuna correlazione tra la sindrome del Golfo e gli anticorpi anti-squalene, mentre lascia alla fantascienza le previsioni dei disastri ormonali che la formazione di questi anticorpi provocherebbe. In altre parole, non c&#8217;è niente di dimostrato, nè in un senso nè nell&#8217;altro.</p>
<p><strong>Il problema dell&#8217;eccipiente al mercurio, il tiomersale</strong></p>
<p>L&#8217;eccipiente tiomersale è usato come antimicrobico in molte preparazioni, tra le quale un gran numero di vaccini. Il sospetto verso il tiomersale deriva proprio dal fatto che contiene una fonte di mercurio e che quindi è potenzialmente tossico. Il mercurio causa un&#8217;intossicazione dagli effetti devastanti, che interessa quasi tutti i distretti dell&#8217;organismo umano. Per l&#8217;osservazione del tiomersale e la relativa bibliografia, si rimanda al sito http://www.progettofarmaci.it/farmaci/find.php?l=t&amp;w=tiomersale, che fa un excursus molto dettagliato.</p>
<p><strong>Riflessione numero 1</strong></p>
<p>Se le nostre &#8220;mucose&#8221; sono in perfetta efficienza, ostacoleranno l&#8217;ingresso di qualunque corpo estraneo: fumi e aerosol, incluse salive infette, rimarranno intrappolate nel muco e le cellule che producono il muco rispediranno tutto fuori. Questo significa che dobbiamo tenere SEMPRE pulite le mucose, soprattutto quelle nasali. E&#8217; buona norma pulire ogni sera le mucose con della semplice soluzione fisiologica, con la quale irrigheremo le narici con l&#8217;aiuto di una siringa senza ago o di uno schizzetto di gomma rossa (questo è molto delicato, ma deve essere sterilizzato ogni volta facendolo bollire per 5 minuti).</p>
<p><strong>Riflessione numero 2</strong></p>
<p><strong></strong>Siccome il freddo rallenta le cellule ciliate che producono il muco e spingono fuori, con il loro movimento, gli agenti estranei eventualmente penetrati, è necessario coprirsi bene quando usciamo per mantenere la temperatura ottimale per il funzionamento di queste cellule. Il cappello mantiene al caldo la testa e la fronte (una papalina serve poco, intendiamoci!) e la sciarpa protegge naso e gola.</p>
<p>La saliva infetta può arrivare alle nostre mucose anche attraverso le mani. Un&#8217;altro efficace sistema di prevenzione, pertanto, è lavarsele spesso con acqua e sapone, e sempre prima di toccare cibi e bevande.</p>
<p><strong>Riflessione numero 3</strong></p>
<p>Consumare tanta frutta e verdura consente di fare il pieno di liquidi, fibre e soprattutto di vitamina C, che, anche se non impedisce ai virus influenzali di raggiungerci, è in grado di alleviare i sintomi, limitare i danni e favorire una rapida guarigione.</p>
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		<title>Influenza A, e se la toppa è peggio del buco?</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 22:34:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prima abbiamo guardato con sospetto prosciutti, salami e salsicce. Poi ci siamo allarmati al minimo colpo di tosse del nostro vicino di fila al supermercato, allontanandoci come se fosse un appestato. Quindi si è scatenata la corsa al gel disinfettante per le mani, e ne abbiamo riempito lo zaino dei nostri figli, che passano le giornate ad annusare quale sia il migliore, se quello che la mamma ha comprato dal farmacista di fiducia o quello che ha riempito di pubblicità televisioni, giornali e cervelli. Questi ultimi, soprattutto. Insomma, è dall&#8217;inizio dell&#8217;estate non si fa che parlare di questa famigerata influenza suina, la cui inquietante sigla H1N1 ci è diventata più familiare del nostro cognome. Negli ultimi venti giorni, infine, non si parla che di vaccinazioni. Necessarie, o indispensabili, o da evitare come il peggiore dei veleni.
Ammettendo che la vaccinazione sia ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima abbiamo guardato con sospetto prosciutti, salami e salsicce. Poi ci siamo allarmati al minimo colpo di tosse del nostro vicino di fila al supermercato, allontanandoci come se fosse un appestato. Quindi si è scatenata la corsa al gel disinfettante per le mani, e ne abbiamo riempito lo zaino dei nostri figli, che passano le giornate ad annusare quale sia il migliore, se quello che la mamma ha comprato dal farmacista di fiducia o quello che ha riempito di pubblicità televisioni, giornali e cervelli. Questi ultimi, soprattutto. Insomma, è dall&#8217;inizio dell&#8217;estate non si fa che parlare di questa famigerata influenza suina, la cui inquietante sigla H1N1 ci è diventata più familiare del nostro cognome. Negli ultimi venti giorni, infine, non si parla che di vaccinazioni. Necessarie, o indispensabili, o da evitare come il peggiore dei veleni.</p>
<p>Ammettendo che la vaccinazione sia consigliabile, c&#8217;è da domandarsi se le scorte di vaccino saranno sufficienti per fronteggiare l&#8217;emergenza pandemia. Il vaccino &#8211; si dice &#8211; è abbastanza da coprire il fabbisogno del 90% delle persone a rischio. Che significa, che chi non è a rischio non deve vaccinarsi? Eppure, a sentire il tam tam pubblicitario, il consiglio prevede il contrario: la vaccinazione &#8220;consigliata&#8221; a tutti, a parte agli over 65 che, a quanto pare, dovrebbero essere già immuni a questa influenza, che è parente stretta della Spagnola che falcidiò il pianeta qualche decennio fa. Ma allora i conti non tornano. Perchè se si vaccineranno tutti, allora il vaccino non basterà, visto che le nostre scorte coprono i fabbisogni del 90% delle persone a rischio. O, forse, siamo tutti a rischio?</p>
<p>Ovviamente no, sono a rischio solo le persone debilitate, o che soffrono per altre malattie. E in effetti, la maggior parte dei decessi &#8211; ad ora sono 32 &#8211; riguarda malati cronici, per i quali l&#8217;influenza A è semplicemente stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.</p>
<p>Ma allora, perchè consigliare la vaccinazione a tutti, se a correre il pericolo sono solo i malati cronici o le persone debilitate, quando si dice che le scorte di vaccino non basteranno nemmeno per le persone a rischio? &#8220;The answer, my friend, is blowing in the wind&#8230;&#8221;</p>
<p>Poi c&#8217;è la polemica che riguarda gli adiuvanti. A quanto pare, il vaccino della Novartis e della Glaxo contiene come adiuvante lo squalene, un idrocarburo che interviene nella sintesi degli steroidi (colesterolo, ormoni sessuali, ormoni surrenali) e che quindi è necessario per la fisiologia dell&#8217;organismo umano.  Brevemente, l&#8217;adiuvante è una molecola che, iniettata insieme ad un certo ceppo virale, aumenta la risposta dell&#8217;organismo al virus; in altra parole, amplifica l&#8217;efficacia del vaccino.  Lo squalene era già stato usato nel vaccino contro il virus dell&#8217;Antrace, che era stato somministrato ai militari impegnati nella Guerra del Golfo, e in quell&#8217;occasione era stato messo sotto accusa in quanto correlato alla Sindrome del Golfo (WGS). Pare che circa il 95% dei militari colpiti da WGS avessero anche anticorpi anti-squalene, mentre questi non erano presenti nei militari sani.</p>
<p>Mentre sia il web che il resto dei media ci tartassa con lo stillicidio dei morti di influenza e le scene di panico al pronto soccorso,  mentre tutti si prodigano in consigli a base di gel lavamani, mascherine e vitamina C, quasi nessuno &#8211; tranne il web &#8211; parla dell&#8217;allarme dei vaccini adiuvati. A quanto pare, non se ne parla per non diffondere &#8220;inutili allarmismi&#8221;! Però l&#8217;allarme per il pericolo influenza va bene, quello scorre a fiumi attraverso i più disparati canali di informazione, mentre l&#8217;allarme vaccino resta a disposizione dell&#8217;élite di internauti che, si sa, credono ad ogni bufala che pascola liberamente trai verdi prati di bytes della rete.</p>
<p>E i medici, cosa dicono? Ebbene, anche loro sono divisi tra vaccinisti e anti-vaccinisti. Con tesi assolutamente opposte. Ovvero che è peggio prendere l&#8217;influenza che vaccinarsi, e che è peggio vaccinarsi che prendere l&#8217;influenza. Nel primo caso, perché non è vero che l&#8217;influenza uccide solo gli organismi già debilitati da malattie pregresse, ma uccide anche persone sane. Nel secondo caso, perché non è vero che il vaccino è così sicuro, e che la toppa rischia di essere peggio del buco.</p>
<p>E allora, noi poveri esseri umani, esposti al fuoco incrociato di virus e disinformazione, cosa possiamo fare? Qual è la decisione giusta da prendere? Ci basterà abbuffarci di kiwi, arance e broccoli, indossare mascherine e irrorarci di cetilpiridinio, restando chiusi in casa davanti al nostro sterile notebook?</p>
<p>E&#8217; proprio il caso di dirlo: chi vivrà, vedrà!</p>
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		<title>Sinusite? Torcicollo? Un rimedio naturale: il calore</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 20:19:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si chiama Khù e il suo simbolo è la lettera Q, il simbolo del calore. Si tratta di una morbidissima fascia di pile, che si può indossare al collo, chiudendolo sul davanti con una pratica chiusura in velcro, o sulla fronte. Infatti la fascia è elasticizzata e aderisce perfettamente sia al collo che alla testa. All&#8217;interno della fascia Khù c&#8217;è spazio per una o due ricariche, che assicurano ciascuna circa 10 ore di calore. La sensazione estremamente piacevole che si percepisce indossando questa fascia è proporzionale al beneficio terapeutico che si ottiene con la termoterapia. Senza corrente elettrica, senza batterie, senza l&#8217;utilizzo di farmaci di alcun tipo, ovunque voi siate, è sufficiente estrarre la bustina riscaldante, tenerla esposta all&#8217;aria per qualche secondo ed introdurla nella taschina che si trova all&#8217;interno della fascia Khù. Subito si avvertirà una piacevole sensazione di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="float: left; border: 1px solid black; margin: 5px;" src="http://www.mondofarma.info/img/khu.jpg" alt="Khu colletto riscaldante" width="290" height="195" />Si chiama Khù e il suo simbolo è la lettera Q, il simbolo del calore.<span id="more-35"></span> Si tratta di una morbidissima fascia di pile, che si può indossare al collo, chiudendolo sul davanti con una pratica chiusura in velcro, o sulla fronte. Infatti la fascia è elasticizzata e aderisce perfettamente sia al collo che alla testa. All&#8217;interno della fascia Khù c&#8217;è spazio per una o due ricariche, che assicurano ciascuna circa 10 ore di calore. La sensazione estremamente piacevole che si percepisce indossando questa fascia è proporzionale al beneficio terapeutico che si ottiene con la termoterapia. Senza corrente elettrica, senza batterie, senza l&#8217;utilizzo di farmaci di alcun tipo, ovunque voi siate, è sufficiente estrarre la bustina riscaldante, tenerla esposta all&#8217;aria per qualche secondo ed introdurla nella taschina che si trova all&#8217;interno della fascia Khù. Subito si avvertirà una piacevole sensazione di calore, che si protrarrà fino a dieci ore consecutive. Qualora vogliate interrompere la vostra termoterapia, basta togliere la bustina riscaldante dalla fascia Khù e inserirla nell&#8217;apposita bustina di plastica inclusa nella confezione, avendo cura di togliere l&#8217;aria e di chiudere ermeticamente la bustina, che è autosigillante. Qualora vogliate ripetere la termoterapia, non vi resterà che esporre nuovamente all&#8217;aria la bustina riscaldante e reinserirla nella fascia Khù.</p>
<p>La fascia Khù unisce la praticità all&#8217;efficacia, tutto in modo assolutamente naturale.</p>
<p>La trovate in Farmacia, Parafarmacia e Sanitaria.</p>
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		<title>Aiuta le tue difese immunitarie con fitoterapici a base di Echinacea</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 00:23:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
Non c&#8217;è migliore arma del nostro sistema immunitario contro i virus influenzali.
Una volta che il virus è entrato nel nostro organismo, possiamo fare ben poco se non armarsi di pazienza, abbassare la febbre con antipiretici e stare al caldo, per evitare l&#8217;insorgenza di spiacevoli complicazioni. Ma possiamo fare davvero molto per impedire al virus di vincere scavalcando le nostre difese. L&#8217;efficacia dei prodotti fitoterapici a base di Echinacea è nota e ampiamente dimostrata; iniziando una cura preventiva a base di Echinacea prima che si verifichino i picchi influenzali e protraendola, a cicli regolari, per tutto l&#8217;inverno, si può ottenere una protezione realmente efficace contro i virus che causano le principali malattie da raffreddamento, tra cui le sindromi influenzali.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px; border: 1px solid black;" src="http://sella.dusoft.net/public/071023-113254-Difesa%20Forte.jpg" alt="Bioton Difesa Forte" width="300" height="200" /></p>
<p>Non c&#8217;è migliore arma del nostro sistema immunitario contro i virus influenzali.<br />
Una volta che il virus è entrato nel nostro organismo, possiamo fare ben poco se non armarsi di pazienza, abbassare la febbre con antipiretici e stare al caldo, per evitare l&#8217;insorgenza di spiacevoli complicazioni. Ma possiamo fare davvero molto per impedire al virus di vincere scavalcando le nostre difese. L&#8217;efficacia dei prodotti fitoterapici a base di Echinacea è nota e ampiamente dimostrata; iniziando una cura preventiva a base di Echinacea prima che si verifichino i picchi influenzali e protraendola, a cicli regolari, per tutto l&#8217;inverno, si può ottenere una protezione realmente efficace contro i virus che causano le principali malattie da raffreddamento, tra cui le sindromi influenzali.</p>
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		<title>Come riconoscere il virus H1N1 nei bambini e cosa fare per gestire la malattia.</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 00:00:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[TORINO &#8211; Come riconoscere l&#8217;influenza A/H1N1 in un bimbo, come gestire la malattia, qual è la migliore terapia, quando è necessaria la vaccinazione. A queste domande, e a molte altre, provano a rispondere gli specialisti della Società italiana di pediatria e di alcune associazioni scientifiche collegate come gli infettivologi e gli esperti in Urgenza pediatrica. Il documento, una sorta di vademecum con le lineee guida su come comportarsi, è stato presentato nei giorni scorsi al Ministero alla Salute e ai diversi assessorati regionali.

IL DOCUMENTO DEI PEDIATRI
Il documento si apre con la premessa che saranno i bambini i più esposti al rischio di contrarre l&#8217;influenza. &#8220;Un massiccio afflusso di minori al pronto soccorso in seguito ad una pandemia &#8211; spiega il professor Angelo Tovo, presidente degli infettivologi pediatrici &#8211; è prevedibile tenendo conto che durante la stagione invernale un bambino di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>TORINO &#8211; Come riconoscere l&#8217;influenza A/H1N1 in un bimbo, come gestire la malattia, qual è la migliore terapia, quando è necessaria la vaccinazione.<span id="more-33"></span> A queste domande, e a molte altre, provano a rispondere gli specialisti della Società italiana di pediatria e di alcune associazioni scientifiche collegate come gli infettivologi e gli esperti in Urgenza pediatrica. Il documento, una sorta di vademecum con le lineee guida su come comportarsi, è stato presentato nei giorni scorsi al Ministero alla Salute e ai diversi assessorati regionali.</p>
<p><a name="more"></a></p>
<p><strong>IL DOCUMENTO DEI PEDIATRI</strong></p>
<p>Il documento si apre con la premessa che saranno i bambini i più esposti al rischio di contrarre l&#8217;influenza. &#8220;Un massiccio afflusso di minori al pronto soccorso in seguito ad una pandemia &#8211; spiega il professor Angelo Tovo, presidente degli infettivologi pediatrici &#8211; è prevedibile tenendo conto che durante la stagione invernale un bambino di 2-3 anni di solito manifesta sei episodi con sintomi del tutto sovrapponibili alla diagnosi di influenza A&#8221;.</p>
<p>In questo scenario, il presidente dei pediatri italiani Pasquale Di Pietro ricorda la funzione di filtro che potranno fare gli specialisti, mettendo in guardia i genitori dal correre subito in ospedale: &#8220;In una fase epidemica, il Pronto soccorso di un ospedale pediatrico costituisce il luogo di maggiore potenziale pericolo per il contagio&#8221;. Un altro consiglio che arriva dai pediatri è quello di non avere fretta. &#8220;I virus influenzali &#8211; continua Tovo &#8211; tendono a replicarsi più a lungo nel bambino e non ci sono dati certi sulla durata dell&#8217;eliminazione del nuovo A/H1N1. Un minore che ha avuto l&#8217;influenza non dovrebbe tornare all&#8217;asilo o a scuola prima che siano trascorsi sette giorni dall&#8217;inizio dei sintomi&#8221;.</p>
<p>Nel documento della Società si analizza la terapia antivirale: il nuovo virus risulta sensibile agli inibitori della neuroaminidasi. I due farmaci individuati, l&#8217;Oseltamivir (Tamiflu) e lo Zanamivir (Relenza), risultano efficaci il primo per i bambini da un anno in su, il secondo per quelli sopra i sei anni. I pediatri ricordano che la terapia va somministrata entro 48 ore dalla comparsa dai sintomi per garantirne l&#8217;efficacia. La durata della terapia, secondo quanto accertato dagli ultimi studi internazionali, deve essere di almeno 5 giorni anche se alcuni specialisti consigliano di sospendere il trattamento 48 ore dopo la scomparsa dei sintomi. Nei casi gravi appare ragionevole, sempre secondo quanto accertato dagli studi, continuare la somministrazione del farmaco fino al miglioramento del quadro clinico. L&#8217;eliminazione del virus sembra certa a quattro giorni dall&#8217;inizio della terapia ma non ci sono ancora dati certi. Il documento presenta anche una serie di tabelle con le dosi consigliate per fasce di età.</p>
<p>Per quanto riguarda le vaccinazioni, i pediatri confermano che la priorità va data ai bambini con età compresa tra i 6 mesi e i 4 anni inclusi, ai minori nella fascia tra i 5 e i 18 anni, a tutti i soggetti sotto i 18 anni a rischio e alle persone che hanno contatti streti (caregivers) con neonati sotto i sei mesi. Un ultimo consiglio riguarda i dubbi sulla doppia vaccinazione. Sempre secondo il professor Pier Angelo Tovo, &#8220;le due vaccinazioni, cioè quella per l&#8217;influenza A e quella stagionale, sono indipendenti e vanno fatte entrambe. Unica avvertenza praticarle non sullo stesso braccio&#8221;.</p>
<p>di DAVIDE BANFO<br />
fonte:http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/cronaca/nuova-influenza-4/pediatra-torino/pediatra-torino.html <a href="http://salute33.blogspot.com/" target="_blank">Salute Medicina Terapie e news</a></p>
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		<title>L&#8217;Echinacea è un rimedio efficace contro raffreddore e influenza</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 16:59:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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I prodotti a base di Echinacea se standardizzati garantiscono una maggiore efficacia nel trattamento del raffreddore comune.

L’Echinacea è diventata popolare per l’uso sempre più diffuso nella terapia del raffreddore comune. I dati esistenti in letteratura provengono da un piccolo numero di trial clinici e sono ancora incerti. Tuttavia le aspettative indotte dall’uso della pianta nei pazienti con raffreddore sono elevate. I risultati clinici contraddittori potrebbero essere frutto dell’uso di prodotti a base di Echinacea scarsamente standardizzati, privi di sufficienti quantità di principi attivi necessari ad esercitare un effetto clinico definitivo. Recentemente un gruppo di ricercatori dell’Università di Alberta in Canada, ha pubblicato sulla rivista Journal of Pharmacy and Therapeutics un nuovo studio clinico il cui scopo è quello di dimostrare l’efficacia di un prodotto a base di Echinacea, titolato e standardizzato, nel ridurre la severità dei sintomi e la durata ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><em><br />
</em></p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; float: left; margin: 5px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_N13AMZcGRSo/SYceuUQH8pI/AAAAAAAAAys/pj0lgZyh2eE/s400/w-echinacea.jpg" alt="Echinacea" width="290" height="210" /></p>
<p align="justify"><span class="titolo"><em>I prodotti a base di Echinacea se standardizzati garantiscono una maggiore efficacia nel trattamento del raffreddore comune.<span id="more-32"></span><br />
</em></span></p>
<p align="justify">L’Echinacea è diventata popolare per l’uso sempre più diffuso nella terapia del raffreddore comune. I dati esistenti in letteratura provengono da un piccolo numero di trial clinici e sono ancora incerti. Tuttavia le aspettative indotte dall’uso della pianta nei pazienti con raffreddore sono elevate. I risultati clinici contraddittori potrebbero essere frutto dell’uso di prodotti a base di Echinacea scarsamente standardizzati, privi di sufficienti quantità di principi attivi necessari ad esercitare un effetto clinico definitivo. Recentemente un gruppo di ricercatori dell’Università di Alberta in Canada, ha pubblicato sulla rivista Journal of Pharmacy and Therapeutics un nuovo studio clinico il cui scopo è quello di dimostrare l’efficacia di un prodotto a base di Echinacea, titolato e standardizzato, nel ridurre la severità dei sintomi e la durata del raffreddore comune.<br />
Il gruppo di studio era formato da 282 soggetti di età compresa tra 18-65 anni che avevano avuto due o più episodi di raffreddore nell’anno precedente. I soggetti sono stati suddivisi casualmente in due gruppi uno trattato con Echinacea e l’altro con placebo e istruiti ad iniziare la terapia alla comparsa dei primi sintomi del raffreddore e a continuarla per i sette giorni successivi. La severità dei sintomi (valutata dando un punteggio di 0 al sintomo minore e 9 a quello più alto) è stata registrata giornalmente. In totale i soggetti colpiti da raffreddore sono stati 128 (59 trattati con echinacea, 69 trattati con placebo). La severità dei sintomi è stata del 23% inferiore nei soggetti trattati con Echinacea piuttosto che nei soggetti trattati con placebo. Gli effetti collaterali più frequenti sono stati di tipo gastrointestinale: nausea e stipsi. Le conclusioni dello studio sono state le seguenti. 1) Interventi precoci con Echinacea sulla sintomatologia da raffreddore comune riducono la severità dei sintomi e la loro durata. 2) Gli effetti collaterali sono lievi e ben tollerati. 3) L’uso di formulazioni standardizzate di Echinacea permette di evidenziare una maggiore significatività degli effetti benefici, confermando che l’incertezza dei risultati pubblicati finora potrebbe essere dovuta all’uso di prodotti non standardizzati.</p>
<p align="justify"><em>Carmen Mannucci e Gioacchino Calapai – Dipartimento Clinico Sperimentale di Medicina e Farmacologia – Sezione di Farmacologia Università di Messina &#8211; dal sito www.farmacovigilanza.org</em></p>
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		<title>L&#8217;influenza suina, un&#8217;influenza come le altre</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 07:27:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quest&#8217;anno con insistenza si parla di possibile pandemia, dovuta al sommarsi di  due diversi ceppi influenzali: quello che ogni inverno si diffonde nel nostro  emisfero &#8211; con qualche mutazione rispetto alla tornata precedente &#8211; e quello che  in estate si è manifestato in Sud America, ora identificato con A/H1N1. Una  pandemia è un&#8217;epidemia di malattie contagiose la cui diffusione interessa più  aree geografiche, con un alto numero di casi gravi e un tasso di mortalità non  trascurabile. Nella storia si sono verificate numerose pandemie, fra le più  recenti si ricordano l&#8217;&#8221;influenza spagnola&#8221; nel 1918, l&#8217;&#8221;influenza asiatica&#8221; nel  1957 e l&#8217;&#8221;influenza di Hong Kong&#8221; nel 1968. L&#8217;attenzione dei media è da mesi  indirizzata alla variante A/H1N1 e questo accentua i timori nella popolazione e  il bisogno di ricevere rassicurazioni anche personalizzate, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quest&#8217;anno con insistenza si parla di possibile pandemia, dovuta al sommarsi di  due diversi ceppi influenzali: <span id="more-31"></span>quello che ogni inverno si diffonde nel nostro  emisfero &#8211; con qualche mutazione rispetto alla tornata precedente &#8211; e quello che  in estate si è manifestato in Sud America, ora identificato con A/H1N1. Una  pandemia è un&#8217;epidemia di malattie contagiose la cui diffusione interessa più  aree geografiche, con un alto numero di casi gravi e un tasso di mortalità non  trascurabile. Nella storia si sono verificate numerose pandemie, fra le più  recenti si ricordano l&#8217;&#8221;influenza spagnola&#8221; nel 1918, l&#8217;&#8221;influenza asiatica&#8221; nel  1957 e l&#8217;&#8221;influenza di Hong Kong&#8221; nel 1968. L&#8217;attenzione dei media è da mesi  indirizzata alla variante A/H1N1 e questo accentua i timori nella popolazione e  il bisogno di ricevere rassicurazioni anche personalizzate, non solo dal medico  di famiglia, cui si ricorre in presenza di sintomi dubbi, ma con maggior  frequenza dal farmacista. Nell&#8217;interesse della salute pubblica, è necessario un  lavoro in rete tra le diverse figure professionali che costituiscono un punto di  riferimento per i cittadini sulla salute in generale e sull&#8217;influenza in  particolare, fra le quali spicca, per frequenza e regolarità di contatto con il  pubblico, proprio il farmacista. Il ruolo del farmacista, in questa fase  iniziale, è quello di dispensatore di consigli legati al buon senso che, però, è  sempre bene ripetere anche per tranquillizzare le persone più ansiose, indicando  in quali casi è utile chiedere un consiglio medico o procedere alla vaccinazione  e quando, ormai in presenza dei sintomi influenzali, è utile assumere farmaci  specifici. <strong>Il farmacista ha un ruolo cardine nella prevenzione, basata su stili  di vita quotidiani e su norme dell&#8217;igiene personale</strong>. I consigli da ricordare  sono:</p>
<ol type="1">
<li class="MsoNormal">Coprire naso e bocca con un fazzoletto di carta quando si  starnutisce e tossisce e buttarlo via dopo l&#8217;utilizzo</li>
<li class="MsoNormal">Lavare spesso le mani con acqua e sapone</li>
<li class="MsoNormal">Se si hanno sintomi influenzali chiedere immediatamente il  consiglio del medico, stare a distanza di almeno un metro dagli altri, restare a  casa e non recarsi a lavoro, a scuola o nei posti affollati.</li>
</ol>
<div>(<em>contributo del Dott. Fabrizio Pregliasco, consulente scientifico del Gruppo di lavoro federale sulla  pandemia influenzale, dalla rivista on-line Farmacista33</em>)</div>
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		<title>Non tutta la Cina viene per nuocere</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 20:44:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sfatiamo un mito: è davvero difficile trovare qualcosa che, ora come ora, non sia &#8220;costruito&#8221; in Cina. Moltissime aziende che si occupano di  prima infanzia, americane o europee e, tra quest&#8217;ultime, anche italiane, ricorrono alla Cina per la fabbricazione dei loro prodotti. Comunque non è tanto importante &#8220;dove&#8221; si trova la fabbrica, nè la nazionalità  di chi ci lavora, quanto i protocolli di lavorazione e i materiali impiegati, nonchè il rispetto delle normative per la sicurezza e la tutela dei lavoratori. Se le linee guida imposte dalla casa madre sono rispettate, il marchio &#8220;made in China&#8221; non è marchio d&#8217;infamia, come la campagna di demonizzazione corrente sta cercando di imporre all&#8217;attenzione dei media, all&#8217;insegna del più distruttivo qualunquismo. A riprova di quanto scritto sopra, una delle più grandi aziende italiane, forse la più conosciuta a livello pubblicitario, da anni si ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sfatiamo un mito: è davvero difficile trovare qualcosa che, ora come ora, non sia &#8220;costruito&#8221; in Cina. Moltissime aziende che si occupano di  prima infanzia, americane o europee e, tra quest&#8217;ultime, anche italiane, ricorrono alla Cina per la fabbricazione dei loro prodotti. Comunque non è tanto importante &#8220;dove&#8221; si trova la fabbrica, nè la nazionalità  di chi ci lavora, quanto i protocolli di lavorazione e i materiali impiegati, nonchè il rispetto delle normative per la sicurezza e la tutela dei lavoratori. Se le linee guida imposte dalla casa madre sono rispettate, il marchio &#8220;made in China&#8221; non è marchio d&#8217;infamia, come la campagna di demonizzazione corrente sta cercando di imporre all&#8217;attenzione dei media, all&#8217;insegna del più distruttivo qualunquismo. A riprova di quanto scritto sopra, una delle più grandi aziende italiane, forse la più conosciuta a livello pubblicitario, da anni si avvale di manodopera e strutture cinesi per la fabbricazione di giocattoli e oggetti d&#8217;utilità  per la prima infanzia; questo non significa che tutto ciò che è &#8220;made in China&#8221; è ben fatto e sicuro, altrimenti anche questa analisi sarebbe superficiale e qualunquista. Una garanzia di affidabilità  del prodotto che acquistiamo dovrebbe venirci piuttosto dal luogo in cui facciamo i nostri acquisti: meglio preferire i negozi specializzati e le farmacie ai grandi magazzini, dove c&#8217;è senz&#8217;altro più scelta ma minor cura nella scelta dei prodotti.</p>
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		<title>Pidocchi? Evitiamo grattacapi!</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Aug 2009 20:47:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si avvicina il periodo della riapertura delle scuole e come ogni anno, puntuali all&#8217;appuntamento, si ripresentano anche questi ospiti non propriamente graditi. Parliamo dei pidocchi (Pediculus Humanus Capitis), un parassita che vive sui capelli in prossimità  del cuoio capelluto e che si nutre del sangue della persona infestata. I pidocchi sono capaci di depositare centinaia di uova (lendini) in pochi giorni, e di aumentare di numero in un tempo molto veloce. Per questo è necessario agire velocemente non appena ci accorgiamo dell&#8217;infestazione.
Intanto sfatiamo un altro mito: i pidocchi non vengono dalla sporcizia e non fanno differenza se il capello è sporco o pulitissimo, lungo o corto. A loro basta succhiare il sangue e riprodursi. Inoltre non volano: il contagio può avvenire solo per contatto diretto, testa contro testa, di due persone infestate. Non riescono a vivere per più di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Si avvicina il periodo della riapertura delle scuole e come ogni anno, puntuali all&#8217;appuntamento, si ripresentano anche questi ospiti non propriamente graditi. Parliamo dei pidocchi (Pediculus Humanus Capitis), un parassita che vive sui capelli in prossimità  del cuoio capelluto e che si nutre del sangue della persona infestata. I pidocchi sono capaci di depositare centinaia di uova (lendini) in pochi giorni, e di aumentare di numero in un tempo molto veloce. Per questo è necessario agire velocemente non appena ci accorgiamo dell&#8217;infestazione.<br />
Intanto sfatiamo un altro mito: i pidocchi non vengono dalla sporcizia e non fanno differenza se il capello è sporco o pulitissimo, lungo o corto. A loro basta succhiare il sangue e riprodursi. Inoltre non volano: il contagio può avvenire solo per contatto diretto, testa contro testa, di due persone infestate. Non riescono a vivere per più di 6-otto ore lontano dal cuoio capelluto, quindi il miglior modo per disinfestare cuscini, poltrone, pettini, giocattoli e quanto altro sia venuto in contatto con la persona infestata è quello di allontanare la persona da questi oggetti!</p>
<p align="justify">In commercio esiste una vera e propria selva di prodotti contro i pidocchi. Alcuni, secondo noi da non preferire, sono a base di insetticidi, mentre i più moderni e diffusi sono quelli a base di dimeticone, una particolare sostanza che aderisce al pidocchio e lo uccide per sottrazione di ossigeno: in altre parole, lo soffoca. Qualunque trattamento chimico da solo non è sufficiente a garantire la rimozione dei pidocchi. E&#8217; indispensabile procedere alla rimozione meccanica delle uova. Per fare questo ci sono due possibilità : o lo facciamo a mano, cercando le uova una ad una e rimuovendole sfilandole con le nostre unghie dal capello (capello per capello!!!), o usiamo un apposito pettinino (in alcuni prodotti è già  incluso nella confezione).</p>
<p align="justify">Ovviamente è necessario saper usare perfettamente il pettinino. I migliori sono quelli realizzati interamente in acciaio, come il <a title="Lendix pettinino per pidocchi" href="http://www.lendix.it" target="_blank">Lendix</a> della ditta Volver. L&#8217;acciaio garantisce durata, flessibilità  degli aghi (grazie alla saldatura alta degli aghi all&#8217;interno dell&#8217;impugnatura) e sterilità : può essere bollito dopo ogni uso. Anche se può sembrare caro (12â‚¬), in realtà  è l&#8217;unico prodotto davvero indispensabile per l&#8217;eliminazione dei pidocchi, è sicuro al 100% e ha una durata praticamente infinita. Lo ricompreremo solo&#8230;se lo perdiamo! L&#8217;uso corretto di un pettine come questo garantisce la disinfestazione e la prevenzione dei pidocchi. Vediamo come si usa.</p>
<p align="justify">1. Se c&#8217;è l&#8217;infestazione: effettuare un trattamento (io preferisco i prodotti a base di dimeticone, come Hedrin o Milice, ma è solo una corrente di pensiero: altri consigliano prodotti a base di permetrina o di derivati del cocco e dell&#8217;albero di malaleuca). Effettuare un impacco con l&#8217;aceto, per qualche minuto: l&#8217;aceto riesce a dissolvere, anche se non del tutto, il collante con il quale le uova stanno attaccate ai capelli. Sciacquare ancora e effettuare un impacco di balsamo, qualunque ma di colore bianco. Poi districare i capelli con un pettine normale,e separarli in ciocche. Impugnare il pettinino e, tenendo il piatto del pettine parallelo al cuoio capelluto, passare ciocca per ciocca, dal cuoio capelluto alle punte. Sciacquare il pettinino dopo ogni passata sotto l&#8217;acqua corrente. Potrete vedere le uova (piccole palline oblunghe scure) che rimangono tra dente e dente del pettine, che saranno rese evidenti dal bianco del balsamo. Una volta trattate tutte le ciocche, sciacquare i capelli e asciugare. Ripetere dopo dieci giorni.</p>
<p align="justify">2. Se non siamo sicuri se c&#8217;è o meno l&#8217;infestazione: uguale come sopra, evitando la prima parte che riguarda il trattamento. Se ci sono pidocchi adulti, larve o uova, li vedrete imprigionati nel pettinino, evidenziati dal balsamo bianco. Si raccomanda di passare con accuratezza ciocca per ciocca. In caso di segnalazione di pediculosi da parte della scuola, questo è un sistema di individuazione sicuro che non espone i vostri bambini a trattamenti antiparassitari (oltretutto di dubbia efficacia!). Un sistema di prevenzione, anche se il metodo principale è il controllo accurato della testa dei vostri bambini, è passare sull&#8217;attaccatura posteriore dei capelli e dietro le orecchie un batuffolo imbevuto di tea tree oil (olio di malaleuca): l&#8217;odore di questo olio è un buon repellente.</p>
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		<title>Mamma voglio gli orecchini!</title>
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		<pubDate>Sun, 31 May 2009 20:39:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sabrina, cinque anni, ha visto la sua amichetta del cuore Barbara ed ha subito notato qualcosa di nuovo: due piccoli fiori rosa e luccicanti sui lobi delle orecchie. Lei li ha fatti subito notare e ha sottolineato che non ha sentito alcun dolore, sì forse un pochino ma insomma è stata una cosa da nulla. La sua mamma &#8211; ha detto &#8211; l&#8217;ha accompagnata in farmacia, dove una dottoressa molto carina ha preso una macchinetta e, dopo averle fatto scegliere gli orecchini, glieli ha messi con un click. Poi le ha dato un disinfettante che non brucia e una crema da mettere tutti i giorni. Le ha detto di prendersi cura dei suoi fori per gli orecchini, e ci si può giurare che Barbara lo farà, perchè è una bambina grande ormai. Sabrina è tornata a casa e ha ovviamente ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabrina, cinque anni, ha visto la sua amichetta del cuore Barbara ed ha subito notato qualcosa di nuovo: due piccoli fiori rosa e luccicanti sui lobi delle orecchie. Lei li ha fatti subito notare e ha sottolineato che non ha sentito alcun dolore, sì forse un pochino ma insomma è stata una cosa da nulla. La sua mamma &#8211; ha detto &#8211; l&#8217;ha accompagnata in farmacia, dove una dottoressa molto carina ha preso una macchinetta e, dopo averle fatto scegliere gli orecchini, glieli ha messi con un click. Poi le ha dato un disinfettante che non brucia e una crema da mettere tutti i giorni. Le ha detto di prendersi cura dei suoi fori per gli orecchini, e ci si può giurare che Barbara lo farà, perchè è una bambina grande ormai. Sabrina è tornata a casa e ha ovviamente chiesto alla mamma di poter forare i lobi delle orecchie. E la mamma prima ha detto noi, poi ha detto forse, poi ha detto che non sa dove si fanno &#8211; in farmacia!! ha subito aggiunto Sabrina e non ha perso tempo a raccontare nei dettagli la storia dei nuovi orecchini di Barbaba &#8211; quindi ha telefonato alla mamma di Barbara, che l&#8217;ha rassicurata e le ha detto che la foratura dei lobi delle orecchie in farmacia è indolore, veloce e sicura. Ed è pure economica. Non sappiamo quale sarà al vostra reazione davanti alla richiesta della vostra bambina (o del vostro bambino: gli orecchini li portano anche i maschi!). Ma nel caso ne vogliate sapere di più, vi proponiamo la descrizione dei due sistemi principali per la foratura dei lobi delle orecchie in farmacia. Il primo e più diffuso è proposto dalla <a href="http://www.studex.it" target="_blank">Studex</a>, leader mondiale nella produzione di pre-orecchini e di sistemi di foratura dei lobi delle orecchie; il secondo è proposto da Inverness, una marca distribuita dalla <a href="http://www.sanicare.it/main8.htm" target="_blank">Sanico</a>. Il primo sistema foralobi è veloce e silenzioso. Ogni preorecchino è montato su una cartuccia monouso e l&#8217;operatore non toccherà niente con le sue mani, a garanzia di totale sterilità. La farfallina di chiusura del preorecchino Studex si fermerà al punto giusto con un piccolo scatto. Potete vedere, <a title="Filmato studex" href="http://www.studex.it/downloads/syst75promo.wmv" target="_blank">nel video</a>, la semplicità e la funzionalità di questo strumento. Il fastidio che si avverte è minimo. La scelta di preorecchini è vasta, in vari materiali, tutti anallergici: acciaio chirurgico, acciaio chirurgico placcato oro e titanio. Il costo dipende dall&#8217;orecchino che sceglierete: da 12-13 euro ad un massimo di 22-25 euro. Il secondo sistema è ugualmente valido e dà le stesse garanzie di sterilità. Anche Inverness propone una scelta molto vasta di preorecchini, di prezzo più o meno equivalente a Studex. Purtroppo  non siamo riusciti a reperire un filmato, quindi non vi possiamo mostrare la procedura. Dalle impressioni che abbiamo ricevuto, l&#8217;unico difetto riscontrato a questo sistema, a parte la rumorosità dell&#8217;apparecchio,  è che spinge la farfallina ferma-orecchino un po&#8217; troppo dentro il perno, mentre è essenziale per il mantenimento e la cicatrizzazione del foro che la farfallina sia distaccata dal retro del lobo (per consentire una disinfezione accurata e per non fare macerare la pelle). Quindi se nella farmacia dove vi recherete troverete Inverness, abbiate cura, una volta fatto il buco, di controllare la posizione della farfallina. Dopo aver fatto il foro al lobo dell&#8217;orecchio, dovrete provvedere ad alcune semplici procedure per favorire la cicatrizzazione. Intanto ricordate che i preorecchini devono essere tenuti per almeno 6 settimane. Se vostro figlio/a è allergico, preferite assolutamente un preorecchino in titanio. Per queste 6 settimane, dovete provvedere alla disinfezione quotidiana e all&#8217;applicazione, almeno per i primi giorni e per quanto vi indicherà i farmacista, di una crema cicatrizzante e antibiotica. Dovete inoltre ruotare il preorecchino perchè non si formi alcuna crosticina nè dentro nè fuori al buchino. Dopo 6 settimane, potrete rimuovere il preorecchino e sostituirlo con uno permanente. Il foro al lobo dell&#8217;orecchio è una procedura semplicissima e non comporta alcun rischio, a patto di seguire scrupolosamente tutte queste indicazioni. Farlo in farmacia è garanzia di ambiente pulito, di professionalità e di assistenza adeguata post-foratura.</p>
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